Uomo e Stelle, quanto siamo piccoli rispetto allo spazio? – Vivere Smart

Uomo e Stelle, quanto siamo piccoli rispetto allo spazio?

Siamo davvero così sicuri di conoscere la totale immensità del nostro universo? Siamo davvero così arroganti da considerarci l’essere più intelligente e più grande dell’universo?

No e Sì. Non potremo mai conoscere la vastità della galassia in cui ci troviamo, tanto meno quella del nostro universo, eppure l’uomo, dotato di grande spavalderia, è convinto che non esista nulla che sia fuori dal suo controllo e dalla sua conoscenza quando invece conosce a mala pena sé stesso.

Ma quanto realmente siamo piccoli?

Le dimensioni dell’universo

Gli astronomi più grandi del mondo hanno attribuito all’universo la veneranda età di 13.8 miliardi di anni. Quando poi hanno collegato questa supposizione alla teoria espansionistica sono riusciti a supporre quanto grande esso possa essere: una “sfera” con un diametro di circa 92 miliardi di anni luce. Dimensioni assurdamente grandi:

Un anno luce equivale a circa 7423,7 km, moltiplicate questo numero per 92 miliardi e ricaverete un numero così grande da non essere rappresentabile con nessun sistema di misura. Come possiamo quindi essere così presuntuosi da immaginare di conoscere ogni parte di questo enorme sistema?

Quanto in là sappiamo guardare?

I telescopi moderni permettono all’uomo di guardare nello spazio ad una distanza di 13.8 miliardi di anni luce, e non oltre. Il che ci mette nel bel mezzo di un cerchio con lo stesso raggio che è la porzione di universo che ci è possibile conoscere, poco meno di un settimo dell’universo esistente. Universo che intanto si espande in maniera inarrestabile. 

E anche in questo modo ci stiamo prendendo la libertà di posizionare la terra e l’umanità al centro dell’universo quando, ovviamente, non abbiamo alcuna certezza della nostra posizione nello spazio, potremmo essere al centro come ad un passo dalla sua fine, ma solo perché non possiamo vedere dove ci troviamo in questo immenso mare non dobbiamo dare per scontato il nostro posto nel suo centro.

La forma dello spazio

Se abbiamo dubbi sull’effettiva grandezza dell’universo, possiamo essere certi della sua forma? Non possiamo. Ecco la particolarità degli studi astrologici: non esistono certezze, solo pure supposizioni che, fino a prova contraria, vengono considerate vere dagli scienziati e sulle quali loro basano i propri studi.

È possibile che l’universo sia una sfera, infinita in modo negativo e che come una stella si espanda in sé stesso, annullando le sue parti più antiche.

Oppure è possibile che sia piatto, indefinito ed infinito, ed è questa la supposizione che la NASA ha dato per affidabile nel 2013, rendendo ancora più immenso l’universo ai nostri occhi.

La grandezza dell’universo nella storia

Pascal, padre dell’umanità

Blaise Pascal, fisico, matematico e filosofo, fu il primo a parlare di dimensione dell’universo, non solo come quantità ma anche come concetto. Ha definito l’universo immenso nel seicento, annullando il concetto del geocentrismo (che mette al centro di tutto la terra), anche dal punto di vista spirituale.

Scrisse due dei suoi pensieri a riguardo, io oggi vi riporto una parte del pensiero 377 che si riferisce al ruolo dell’umanità nell’universo e dell’universo nel pensiero dell’uomo:

Invero, chi non sarà preso da stupore al pensiero che il nostro corpo – che dianzi non era percepibile nell’universo, che a sua volta era impercettibile in seno al Tutto – sia ora un colosso, un mondo, anzi un tutto rispetto al nulla, al quale non si può mai pervenire? Chi si considererà in questa maniera si sentirà sgomento di sé stesso e, vedendosi sospeso, nella massa datagli dalla natura, tra i due abissi dell’infinito e del nulla, tremerà alla vista di tali meraviglie; e credo che, mutando la propria curiosità in ammirazione, sarà disposto a contemplarle in silenzio più che a indagarle con presunzione. Perché, insomma, che cos’è l’uomo nella natura? Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla, qualcosa di mezzo tra il tutto e il nulla.

Vi lascio con questa modesta interpretazione, questo ingenuo quesito interiore, che possa farvi pensare quanto sia grande l’universo e quanto noi, al contrario, siamo insignificanti rispetto al suo corso.

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